Il corpo assente

Zolla 3, 19 maggio

IL CORPO ASSENTE

E il corpo?  Sembra assente: NO, è diverso. 
Manca il corpo: suonare, salire, salutare, sedersi, i gesti, ed il corpo parla, a volte urla. Mancano gli odori, dal caffè bevuto poco prima alla sigaretta appena spenta; a volte il commento entrando che porta dentro da un fuori; l’assestarsi in studio per la sessione è un rituale per alcuni, una casualità per altri….  
L’ascolto telefonico è un’esperienza mutativa sia per chi viene ascoltato sia per chi ascolta se stesso, si rischia di passare da un ascolto di sé eccessivo a un ascolto dell’altro totalizzante. 
La voce si incarna nel “discorso vivente” e la parola portata dalla voce è differente dal pensiero perché diventa percepibile, sostanza.
Per ascoltare le parole si ascolta la voce, non così ovvio: significa lasciarla risuonare in sé nel proprio silenzio; si è altrettanto sensibili alla voce che al contenuto del messaggio, è attraverso la voce che si manifesta il non-detto, il senso profondo, il celato, l’indicibile ed affiora l’inconscio. 
L’importanza della voce: rivela il corpo, lo sensualizza, può essere di testa di cuore o di sensi, può essere neutra quando l’emozione è compressa e non può esprimersi attraverso, può essere un’eco, un’immagine sonora e rinviare il ed al desiderio altro. 
La voce dell’analista: da remoto non si piò tacere. 
Per telefono, come ho già detto, è un’esperienza reciprocamente mutativa; in video, quando appare il faccione dell’analista con espressione neutra e muto, non esprime serenità ma separazione: troppo virtuale e troppo poco “vero”.
Poi c’è il silenzio, non è mai passivo, lo sappiamo, ma scarseggiano sguardi, gesti, postura, tutto ciò che è meno sottoposto alla censura della razionalizzazione, la metacomunicazione che il paziente sente, senza riuscire a dare un senso e ad esplicitarlo. Un intenso lavoro percettivo ed appercettivo, con rischio di anestesia emotiva.
E ci sono i rumori, che sembrano interferire invece aiutano nella comprensione del non-detto, una CNV [Comunicazione Non Verbale] aggiunta rispetto il setting in studio: rivela il contesto reale del paziente, altrimenti sconosciuto.
Manca il tragitto per arrivare in studio, la preparazione all’incontro, l’andare uguale; il pensiero a volte è distratto nonostante l’orario predefinito, il pensiero sembra meno raccolto nell’attesa dell’incontro, non c’è l’uscita da – per andare a. 
Il viso appare all’improvviso senza un percorso, il paziente è seduto, organizzato e col volto già preordinato al vedersi, insomma tutto pronto senza la strada per arrivare. 
Questa sensazione di non-percorso mi ha appesantita all’inizio, poi ho imparato…. un già saputo: che i processi di mentalizzazione avvengono molto dopo, nel momento in cui il soggetto è in grado di concettualizzare, di riferirsi alle rappresentazioni dell’esperienza. 
L’importante è che l’esperienza sia non solo corporea-emotivo-affettiva, ma anche mentale e quindi rielaborabile.
Manca il corpo-fisico ma appare il corpo-simbolico che Lacan chiama “la busta tessuta di linguaggio”: dal linguaggio e col linguaggio si costruisce la relazione, oltre naturalmente il N-V.
L’aver azzerato la distanza ha aiutato da distante, ma non avere distanza fa riapparire Il corpo, non solo l’anatomico Korper, anche il Leib, il corpo vivente, come scrive Husserl. In questo consiste la grande differenza.
Per la nostra cultura abbiamo un sentire incorporato e per scoprirne delle altre dobbiamo ancora vedere, toccare e annusare al fine di “esperire”.
L’immaginazione ha peso, a volte troppo nel tentativo di comprendere il non detto attraverso la voce, le parole, il poco corpo, il silenzio, i rumori.
Non ci sono dati sensibili oltre il percettivo orale e quello limitato del video: si rischia una immaginazione riproduttiva, si rischia di cadere nella capacità conoscitiva dell’immaginazione. 
Sembra una mancanza, ma nella mancanza può nascere quel che altrimenti non sarebbe nato. 

Essere consapevoli di come ci si sente significa creare ciò che tradizionalmente è conosciuto come coscienza. 

Ma ci si vede: lo psicoterapeuta, come il paziente, si vede nella relazione online, può rilevare visibilmente anche se stesso, è perturbante; cosa esperimenta lo psicologo guardandosi mentre è guardato?

Coelum philosophorum, di Philippus Ulstadius (Wikipedia)

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