Sono cambiati i sogni

Ho raccolto i sogni ascoltati nella prima serrata di primavera: durante l’isolamento imposto in questo tempo di pandemia, di chiusura in casa, di melanconia e di rabbia, di noia e di ansia, di difficoltà di relazione negli spazi comunque ristretti di una abitazione, di squilibri emotivi, di vincoli mal sopportati e di amori lontani, di figli ingestibili, di bimbi esigenti e di serenate e canti attraverso i balconi, di entusiasmo progettante, di “ce la faremo” che echeggiano nelle vie e si guarda in alto per vedersi affacciati.
Appaiono nei sogni, con maggiore frequenza, animali spaventosi che emergono dal pavimento, girano per casa grandi ragni e gatti, serpenti e draghi, blatte e coccodrilli, criminali messi in fuga ed extraterrestri con luci intermittenti, incendi distruttivi.
Appare una dimensione mortifera e rigeneratrice che sembra formare un terzo su cui poter costruire; alcuni mostrano dei contenuti significativi di inglobamento con un rischio di distruzione che proviene da un evento esterno. 
Appaiono a volte riferimenti a delle problematiche cliniche del paziente: l’incendio ed il ricupero della identità, la luce intermittente e la perdita di coscienza, il distanziamento come meccanismo di difesa. 
Echeggiano, riprese nel racconto, le grandi catastrofi degli ultimi anni, Cernobyl, L’Aquila, lo tsunami indonesiano. 
Molti hanno subito un cambiamento di setting, ci incontriamo in skype, quindi la perdita del contenitore/stanza dell’analisi sembra indurre un doppio timore, la situazione pandemica e la modifica conseguente subita.

Nei sogni che ho raccolto nella seconda serrata dell’autunno appaiono i cannibali: mangiano corpi crudi, li fanno a brandelli, li rosicchiano, sangue e grida disperate, c’è grande angoscia nei risvegli. 

Ma cosa sta accadendo? 

Come se si sentissero mangiati nella libertà/normalità. Uomini che mangiano uomini, mi sembra penoso che l’inconscio usi immagini così grevi e forti, come il cannibalismo: l’inconscio è angustiato, di cosa? C’è altro, oltre la pandemia?
Siamo passati dalla onnipotenza alla vulnerabilità, ed è un sentire collettivo.
I medici erano eroi, poi sono diventati assassini ora c’è un’indifferenza che cerca di offuscare la paura. Paura di tutto e per tutto, anche del vaccino. 
Ma non è un rifiuto da no-vax, bensì legato alla sfiducia, legato alla caduta del sentimento di onnipotenza e “fede” nelle risorse scientifiche già scalfite, sperso nelle mille informazioni contraddittorie che affondano l’anima in una palude di inquietudine ed apprensione che diventa angoscia, la paura senza nome. 
Sembra il Covid ma scuote nel profondo ed apre baratri di pensieri ruminanti sul come/ chi/ quando potrà accadere l’evento, più ampio del contagio virale, più conturbante e venato di rabbia impotente… 

Alcuni sogni sono stati ascoltati nell’ambito della proposta di sostegno online “Accogliere le ferite di chi cura” promosso da IAAP nel marzo 2020.

Nella foto: Umberto Boccioni-States of Mind: The Farewells, 1911

Torna su