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La Psicoterapia

di coppia e individuale



La psicoterapia è, come dice l’etimo della parola,“l’essere utile all’anima, il curare la psiche”.
Comporta una relazione condivisa e responsabile tra terapeuta e paziente, finalizzata ad un cambiamento consapevole dei processi psicologici per alleviare il malessere e migliorare la qualità della vita, sino alla confermata remissione dei sintomi.
Indica il trattamento delle malattie psichiche con mezzi psicologici, mezzi che differiscono a seconda dell’orientamento teorico cui le varie scuole di psicoterapia si riferiscono
La psicoterapia è un supporto ed un sostegno nelle difficoltà psicologiche, soprattutto offre la conquista dell’autonomia, attraverso la consapevolezza della raggiunta libertà interiore del paziente.
Si occupa dei disturbi psicopatologici ed è una specializzazione sanitaria.
La relazione psicoterapeutica si basa sul dialogo, articolato attraverso l’ascolto attento ed empatico delle parole dette, l’uso accorto delle domande, la riformulazione al fine della comprensione.
Ma non basta: si ascolta il silenzio, il non detto dalle parole ma raccontato attraverso i gesti, le espressioni del viso, la postura del corpo, il rapporto con l’ambiente circostante.
Questi diversi livelli di comunicazione sono segni da accogliere, comprendere, interpretare ed
insieme ai sintomi, eventualmente portati dal paziente, utilizzati per una diagnosi.
Lo psicoterapeuta ha una formazione professionale quadriennale tecnica e teorica, congiunta ad una conoscenza psicologica di sé tale da permettere la consapevolezza dei propri vissuti personali, coniugate attraverso una analisi personale ed un percorso di affiancamento didattico e di esperienza individuale
Questa preparazione mette in grado sia di comprendere ed accogliere il paziente senza mai valutare né giudicare, sia di riconoscere le personali reazioni emotive che possono nuocere alla relazione terapeutica.
Per rendere condivisibili i criteri diagnostici, la American Psychiatric Association pubblica, con successivi aggiornamenti, un Manuale diagnostico, il DSM, che classifica e registra i vari livelli di disturbo in modo nosografico-descrittivo. Si presenta come una tassonomia di patologie.
Complementare al precedente è il Manuale di diagnosi psicodinamica, il PDM: offre una classificazione dimensionale che identifica le caratteristiche dinamiche dei disturbi. Si presenta come una tassonomia di persone.


La Psicanalisi e
la Psicologia analitica
del profondo



“Se la conoscenza dell’ inconscio fosse tanto importante per il paziente quanto ritiene chi è inesperto di psicanalisi, basterebbe per la guarigione che l’ammalato ascoltasse le lezioni o leggesse i libri. Ma tali misure hanno sui sintomi della malattia nervosa la stessa influenza che la distribuzione di liste di vivande in tempo di carestia può avere sulla fame” Freud, 1910

La psicoanalisi è la disciplina fondata da Freud nel 1896.
A differenza dei metodi psicoterapeutici (Musatti 1949) la psicanalisi tende ad agire non sui soli sintomi ma sullo stesso processo morboso, di natura psichica, che si manifesta nei sintomi, al fine di chiarificarli e risolverli.

Per Freud (1922) “psicanalisi” è il nome di:
– un procedimento per l’indagine di processi mentali che sono pressoché inaccessibili par altre vie;
– un metodo terapeutico fondato su tale indagine per il trattamento di disturbi nevrotici e psicotici;
– una serie di concezioni psicologiche acquisite per questa via e che gradualmente convergono in una nuova disciplina scientifica.(Laplanche-Pontalis, 1984)

È una prassi terapeutica strutturata che si fonda sulla teoria dell’inconscio e la possibilità di guarigione è insita nella cura, in quanto permette di mettere in luce, di far rivivere e di elaborare i conflitti nascosti. (Pieri,1998)
L’ utilizzo dei sogni portati in analisi è considerata la “via regia” per l’accesso all’inconscio attraverso la loro interpretazione.
La interpretazione è al centro della dottrina e della tecnica freudiana: si potrebbe caratterizzare la psicanalisi come interpretazione, cioè il portare in evidenza un senso latente.

Non si può andare oltre Freud se non si passa attraverso Freud

Psicologia analitica o del profondo è la denominazione che Jung assegna nel 1911 alla sua
personale elaborazione e sistemazione della teoria del Maestro, la psicologia delle relazioni tra la coscienza e l’inconscio, tra superficie e profondo. ( Pieri, 1998)
Nell’analisi junghiana vengono a porsi contemporaneamente in gioco il soggetto (le sue premesse psichiche individuali) l’oggetto (con tutto il suo mondo fatto di premesse collettive) e i paradigmi osservati (i presupposti individuali e collettivi, sia consci che inconsci, storicamente consolidatesi in quello che mostra come passato recente e passato più remoto): cioè l’attenzione è posta sulla persona e l’intero suo mondo di relazioni, inconsce e consce, impegnando eticamente il soggetto.
La posizione dell’analista è di ascolto profondo, attento ed empatico nella ricerca della eziologia della sofferenza psicologica, del significato dei sintomi psicopatologici, della relazione tra i differenti componenti della psiche, attraverso un procedimento scompositivo in vista di una nuova composizione.
I contenuti del Sogno non sono riconducibili ad una simbologia valida per tutti ed interpretabile dall’analista, si cerca di rilevarne il contesto attraverso le associazioni del paziente, per scoprire cosa è efficace in quanto lo scopo fondamentale è “lasciar venire il nuovo sapere (affiorato) e non preoccuparsi più della conferma del vecchio sapere” (Pieri, 1998)

La diagnosi, sia per la psicoanalisi che per la psicologia analitica, non si attiene strettamente ai quadri tipici del DSM e del PDM in quanto la ricerca si riferisce ai conflitti profondi della persona che si ha in analisi e non ad una tassonomia.

Le neuroscienze, con lo studio delle vie neuronali compiuti da Eric Kandell e Michael Cazzaniga, hanno dimostrato che la” terapia della parola” modifica fisicamente la struttura neuronale del cervello. Il gruppo di studio di Giacomo Rizzolati ha scoperto i “neuroni a specchio”che si attivano quando si compie un’azione e che risuonano quando, da fermi, si osserva un’ azione: quindi il vedere non è solo un registrare passivamente dei comportamenti ma simularli a livello pre-conscio, superando il solipsismo delle scienze cognitive dette classiche
Secondo Vilayanur Ramachandran i neuroni a specchio saranno per le psicologia quello che il DNA è stato per la biologia.